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La trappola del bilancio di fine anno. Come evitare di caderci dentro.

Tempo di lettura: 3 minuti

Non dirmi che ha funzionato anche con te la trappola del bilancio di fine anno!
Non dirmi che hai preso 365 giorni e li hai condensati in una frase… Quale?

Questo è stato un anno _______________

Non dirmi che queste poche parole stanno condizionando il tuo stato d’animo

No dai!

E sia. Dovrò aiutarti ad uscirne.

Come hai costruito la trappola?

Bilancio di fine anno


Partiamo dalla definizione di bilancio:

“Documento o strumento in cui si riassume una situazione contabile in un determinato momento oppure il movimento di un periodo di particolari operazioni economiche.”
[Da “Il dizionario della lingua italiana”, G. Devoto e G. C. Oli]

Ora depuriamo i termini ragionieristici e ci rimane quello che hai fatto tu:

“Documento o strumento in cui si riassume una situazione contabile in un determinato momento oppure il movimento di un periodo di particolari operazioni economiche.”

E adesso focalizziamo l’attenzione sui 4 fattori fondamentali di questa definizione:

  • Riassume. Non ho nulla contro i riassunti, hanno una loro indiscutibile utilità. Ma perdono inevitabilmente in dettagli e qualità. Se non ci credi, prova. Ripensa al libro che ti è piaciuto di più in assoluto oppure al film che ti ha emozionato di più. Riassumilo. Per quanto tu possa essere abile nel farlo, verrà fuori una cosa piuttosto insignificante (nella migliore delle ipotesi) o riduttiva (nella peggiore delle ipotesi). Renditi conto che tu lo stai facendo con una parte della tua vita.
  • Periodo. 12 mesi, 365 giorni, 8760 ore, 525.600 minuti, 31.536.000 secondi. Tutti condensati in una frase… Di quante parole, scusa? Contale…
  • Azioni. Di ogni tipo. Ne hai fatte di cose in tutto quel tempo! Hai parlato, hai ascoltato, hai viaggiato, hai mangiato, hai discusso, hai imparato, hai provato emozioni, … Ricordi che a scuola ci insegnavano che non si sommano le mele con le pere?
  • Situazione = risultato = saldo. Che però è vittima degli errori precedenti: aggregazioni incoerenti e generalizzazioni. Inoltre, c’è un altro aspetto importante che lascerei a Nassim Nicholas Taleb:

“La prova dell’assenza non significa assenza della prova”

Ovvero, potrebbero esserci risultati che ancora non vedi, che stanno maturando (attenzione, perché potrebbero essere sia positivi che negativi).

Benedetto feedback!

La questione è piuttosto semplice. Se ti piace fare bilanci, falli alla fine di ogni giornata, di ogni processo, di ogni ora passata con una persona, di ogni frase detta. Sono più utili perché, se il risultato non ti soddisfa, puoi correggere nel brevissimo periodo.

Invece, fare un bilancio di fine anno su un periodo così lungo, su azioni così diverse, su chissà quante persone coinvolte più o meno direttamente… No, non ha proprio senso. Questi sono i momenti in cui, al massimo, ci si lancia in buoni propositi che non sfociano mai in nulla di concreto.

Più spesso fai feedback, più probabilità hai di realizzare esattamente l’obiettivo che desideri. Chi ha fatto o sta facendo un percorso di coaching con me sa quanto io martelli su questo argomento.

Una buona spinta dal bilancio di fine anno!

Quello che devi conservare del bilancio è la spinta a cambiare. Questo, sì!

Se è stato un anno che non ti ha soddisfatto, trattieni il ricordo di questo sconforto ma trasformalo in quella cosa preziosissima che è la motivazione a stare meglio!

Contrasta la convinzione che bisogna accontentarsi.

Definisci gli obiettivi e comincia a lavorarci. SUBITO!


Il percorso per rinascere come desideri

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