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Se la caduta diventa un propulsore per la creatività

Tempo di lettura: 3 minuti

Per molte persone la caduta diventa motivo di vergogna o delusione di se stessi o pretesto per rassegnarsi.

Affinché si attivi il processo creativo è fondamentale incorniciare la caduta nel modo più potenziante e stimolante possibile.

Trasformare la caduta in spinta creativa e propulsiva

Ieri stavo leggendo questo articolo: Differenze creative di Annamaria Testa. Mi ha fatto pensare a due persone che non se la stanno passando affatto bene. È stata una buona idea condividerlo con loro. In effetti le ha fatte tornare a respirare: una boccata d’ossigeno nel momento in cui ne hanno più bisogno.

Il fatto è che considero “esperienza diversa” anche la caduta a cui la vita ci sottopone, prima o poi. Dunque, propulsore per la creatività, proprio perché arricchisce i propri punti di vista.

Immersi nella cultura

Siamo immersi in una cultura che non sostiene chi si riscatta. È paradossale, ma è così.

Non siamo gli Stati Uniti, il paese della seconda occasione (o della terza o della quarta…). Basta guardare uno qualsiasi dei loro programmi tv o comizi elettorali o fiction: il loro focus è tutto centrato su “malgrado tutto, ce l’hai fatta“. Anzi, più in basso eri caduto, maggior valore acquista il fatto che tu sia riuscito a rialzarti.

In Italia si tende più a guardare il passato: se ti sei rialzato, ti ricordano che eri caduto. Se sei caduto, ti ricordano quando stavi bene.

Sono generalizzazioni, è vero.

Però poniti delle domande:

Quanto influisce l’ambiente culturale in cui vivo ogni giorno sulle mie capacità di migliorare la mia vita?

In che modo mi condiziona? In che modo reagisco?

Con il proprio giudizio negativo la caduta diventa un dramma

La cosa più comune e facile da fare è giudicarsi: “sono un fallito”, “ho sbagliato tutto”, “non ho capito niente”, “sono stata una stupida”, …

E poi? Dopo che l’hai fatto? Che cosa ti è rimasto?

Sensazioni pessime attaccate al tuo corpo come marchi indelebili.

Il fatto è che non te ne accorgi. Lo fai e basta.

Certo, ti arrabbi con gli altri che ti ricordano sempre com’eri e non si accorgono degli sforzi che fai… Ma ti rendi conto che anche tu stai facendo la stessa cosa?

Mentre cerchi di rialzarti, ti ricordi continuamente com’eri o in che situazione di merda (ops!) ti ritrovi adesso, ti confronti con gli altri che “ce la fanno” ed imputi a te qualche (presunta) incapacità.

Il che non è il massimo, anzi è l’inizio della demotivazione. Cioè un’ulteriore spinta a restare nelle condizioni attuali.

Questo di certo è un nodo cruciale. Un pensiero ti lega le mani esattamente come una corda. Solo che non lo puoi vedere. Il che è peggio. Perché se tu lo vedessi, potresti pensare a come liberartene. Ma se non ci riesci, come fai? Da dove cominci?

Se non vedi vie d’uscita cercheremo insieme delle vie d’entrata.

Qualche giorno fa A. mi ha detto:

“non vedo vie d’uscita”

E a me è venuto naturale rispondergli:

“Che problema c’è? Cerchiamo insieme delle vie d’entrata!”

Se non vedi vie d'uscita cerchiamo vie d'entrata

In fondo è tutto come dicevo all’inizio di questo post: una questione di come vedi te stesso e la situazione in cui ti trovi.

Personalmente, la sola idea della “via d’uscita” mi mette l’ansia. Mi fa venire in mente qualcosa da cui si deve scappare e anche al più presto.

Via d’entrata“, beh… Ha il sapore di qualcosa che valuto e che scelgo. Tutt’altra cosa, tutt’altro impatto emotivo, tutt’altro atteggiamento, tutt’altri comportamenti.

Lo stesso vale per la caduta.

Puoi chiamarla:

“Il momento più buio della mia vita” (o in tutte le varianti che ti vengono in mente)

Oppure puoi vederla come

la diversità che può diventare un propulsore per la mia creatività

In effetti, se te la gestisci bene, la caduta diventa un vantaggio. Perché dal punto in cui sei adesso hai una visuale che prima non avevi. Invece di giudicarti, prova a chiederti:

Come posso tradurre tutto questo in qualcosa di utile per il mio rilancio?

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