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Sfogare o non sfogare la rabbia?

Tempo di lettura: 3 minuti

Mi piacerebbe esistesse il rabbiometro per poter misurare quanta rabbia gira in Italia in questo momento. Se dovessi costruirlo, penso che dovrebbe considerare i gesti, il tono e il volume della voce, la scelta delle parole, le variazioni di colore della pelle, della dimensione delle pupille, ecc… Ma produrrebbe davvero dei dati affidabili? Non credo perché rileverebbe solo quella fetta di popolazione che ha scelto di sfogare la rabbia mentre ignorerebbe chi ha scelto di non sfogare la rabbia.

E questo è un pensiero tutt’altro che banale perché ci conduce ad un’altra riflessione: se da un lato è possibile misurare gli effetti dello sfogo, dall’altro sono sfuggenti gli effetti del non-sfogo.

Per intenderci: una rissa è visibile, una non-rissa (mancato scontro) no. Eppure, entrambi, producono degli eventi a loro volta.

Il che non significa che chi non provoca una rissa non sia arrabbiato. C’è differenza fra subire un’emozione e gestirla.

Il mito dello sfogo

Sfogare o non sfogare la rabbia?
Sfogare o non sfogare la rabbia?

La catarsi, ossia questo dare sfogo alla rabbia – viene a volte magnificata come un sistema per controllare l’emozione. La teoria, molto diffusa, sostiene che dopo «ci si sente meglio». Tuttavia, stando ai risultati di Zillmann, c’è un argomento anche contro la strategia dello sfogo. Esso è stato avanzato fin dagli anni Cinquanta, quando gli psicologi cominciarono a saggiare sperimentalmente gli effetti della catarsi e, di volta in volta, scoprirono che dare sfogo alla collera contribuiva poco o nulla a dissiparla (anche se, a causa della natura seduttiva di questa emozione, poteva dare una sensazione di soddisfazione). In alcune condizioni specifiche, abbandonarsi a una collera violenta può essere una strategia efficace: ad esempio, quando essa viene espressa direttamente alla persona che ne è il bersaglio, o quando ripristina un senso di autocontrollo o raddrizza un’ingiustizia, oppure ancora quando infligge all’altro una «giusta punizione» impedendogli di fare qualcosa di male senza però assumere i contorni della rappresaglia. Tuttavia, poiché la collera ha una natura incendiaria, questo può essere più facile a dirsi che a farsi.

Tratto da: “Intelligenza emotiva” di Daniel Goleman

E questa è la teoria. Ma, come dico sempre, sei solo tu ad avere il polso della situazione e a poter verificare su di te come funziona veramente.

Un piccolissimo esercizio per rendertene conto.

Quando alzi la voce, la tua rabbia

  • aumenta
  • diminuisce
  • rimane invariata

Quando stringi forte il pugno, la tua rabbia

  • aumenta
  • diminuisce
  • rimane invariata

Quando ti lasci andare alla ricostruzione dei dettagli dell’evento, la tua rabbia

  • aumenta
  • diminuisce
  • rimane invariata

Questa semplice verifica dovrebbe averti fatto confermare esattamente quello che diceva Goleman poco sopra: “sfogare” la rabbia non la fa diminuire, ma l’alimenta. E considera che siamo ancora a livello “ipotetico”. Se ti cali davvero nella situazione, la senti crescere e anche molto molto velocemente.

Alla radice della tua rabbia

Che cos’è che ti fa arrabbiare?

  • Vedi quella persona che fa una determinata cosa e subito pensi…
  • Senti parlare di… E immediatamente ti scatta il pensiero…
  • Percepisci qualcosa che non ti piace ed ecco scattare quella frase che ti ripeti sempre…

Ti ricordi l’articolo Quando fai così io…? Come spiegavo anche lì, c’è una molla e tu scatti.

Hai due strategie che puoi mettere in atto (e non sono alternative l’una all’altra, ma vanno utilizzate entrambe):

  1. disinnescare la molla nell’immediato (essere consapevole di come i tuoi pensieri sull’evento stanno alimentando la tua rabbia)

  2. trovare un modo per trasformare la rabbia da forza distruttiva a forza costruttiva.

È un obiettivo imparare a gestire la rabbia?

Eccome se lo è!

Per prima cosa,  devi elaborare un’immagine di come desideri essere e degli effetti che questo cambiamento produrrà nella tua vita.

Se non lo tratti come un obiettivo serio ed importante, rimane il desiderio di un momento, un fioretto, un buon proposito: ti controlli per qualche giorno e poi ritorni ai vecchi comportamenti che si sono consolidati nel tempo.

Non scoraggiarti se non riesci con solo i tuoi strumenti. Spesso bisogna rivolgersi a specialisti in ambito psicologico per risolvere il problema alla radice.

Quando avrai trovato il tuo modo, capirai che è meglio incanalare la rabbia trasformandola in forza costruttiva.

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