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Chiedi un prestito alla banca della fiducia e usa l’impegno come garanzia

Tempo di lettura: 3 minuti

Molte persone richiedono un prestito alla loro personale banca della fiducia e se lo negano.

Stavo riflettendo sul fatto che è curioso che molto spesso siamo proprio noi stessi a non avere fiducia nelle nostre idee o nella nostra capacità di realizzare ciò che desideriamo.

E, allo stesso tempo, la pretendiamo dagli altri, non rendendoci conto che, nel frattempo, mandiamo inconsciamente messaggi di sfiducia in noi stessi (e gli altri li colgono, eccome se li colgono…)

Mi è venuto questo pensiero:

“Per realizzare il tuo sogno, richiediti un prestito di fiducia e conceditelo con la garanzia dell’impegno.”

Perché non si ha fiducia in se stessi?

Ognuno ha la sua storia personale e le sue ragioni.

Prestito di fiducia

Ma quasi sempre si tratta di una generalizzazione involontaria. Si prende un insuccesso della propria vita, una critica particolarmente feroce, un sovraccarico di responsabilità che ha impedito di portare tutto a termine e si decide che (come è andata in quella situazione) andrà così anche in altre.

Una volta innescato il meccanismo, lo si ripete finché ci si dimentica da cosa è stato originato e diventa un “modo di essere”.

Come si manifesta? Insicurezza in ciò che si può/non si può fare, incapacità di prendere decisioni, di imparare, di cambiare.

Purtroppo c’è anche chi accetta questo stato di cose: “non ho fiducia in me e vado avanti così“. Ma, come abbiamo già visto, si può cambiare carattere, se si vuole e si è disposti a farlo.

Che cos’è la fiducia in se stessi?

Potremmo definirla come il credere nelle proprie capacità o abilità. Può essere confusa con l’autostima che, però, riguarda un fattore emozionale più ampio, relativo al nostro saperci apprezzare come persone (nel complesso).

Per intenderci, si può aver sfiducia nella possibilità di poter fare un salto, e non sentire minimamente intaccata la propria autostima.

Oppure ci si può sentire perfettamente capaci di portare a termine un lavoro e, allo stesso tempo, avere una bassa autostima.

Quindi, quando si parla di “fiducia in se stessi“, il “fare” e il “saper fare” sono i concetti cardine.

Il limbo del non-fare

Diciamo che hai un obiettivo da raggiungere. Vai alla tua banca della fiducia e non te la concedi. È esattamente come andare in una banca “normale”, chiedere un prestito e non riceverlo. Senza i soldi che ti servono, non puoi fare molto.

In effetti, la fiducia in se stessi è una delle risorse basilari per raggiungere un obiettivo, non meno importante dei finanziamenti per poter comprare ciò che ti serve (e purtroppo spesso sottovalutata).

Risultato: non fai. Nel limbo del non-fare ci si può restare anche una vita intera.

Come un cane che si morde la coda, non si ha fiducia in sé e quindi non si fa, non facendo non si vedono mai dei risultati, non vedendo mai dei risultati si alimenta la sfiducia in sé.

Il prima e il dopo

Diciamo che invece quel prestito te lo sei concesso, “con la garanzia dell’impegno“. Questo è ovvio.

Se così non fosse, si finirebbe per fare come lo Stato Italiano, che concede risorse senza mai controllare come vengono impiegate, e quasi sempre, si scopre che sono state sprecate (che rabbia!). Non mi sembra proprio il caso!

Certo, per chi ha vissuto a lungo in quel limbo, può essere necessario qualcuno che aiuti a concederti quel prestito. Qualcuno che metta una firma e dia delle garanzie al tuo posto (tu chiamalo, se vuoi, coaching).

Sta di fatto che dal momento in cui ti concedi quella fiducia, ogni cosa che fai ne attiva altre, ogni risultato positivo che ottieni ne alimenta altri, mentre quelli negativi ti stimolano a fare feedback e a correggere il tuo fare. In pratica hai attivato un circolo virtuoso.

E se hai qualcuno che aveva firmato per te (tu chiamalo, se vuoi, coach), ti ritrovi a dimostrare che ha fatto proprio bene a garantire per te.

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