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E se non funziona l’idea che hai deciso di realizzare?

Tempo di lettura: 3 minuti

Hai avuto un’idea, ti prudono le mani per la voglia di realizzarla, stai per fare il primo passo e poi ti sorge il dubbio: “e se non funziona?

Non importa che si tratti di un obiettivo professionale, di una relazione da avviare, di un cambiamento personale. È una domanda che scatta spesso. Solo che, lo vedi da te, è una domanda che semina insicurezza senza aggiungere ragionamenti utili.

E se non funziona?

È come avere acceso la macchina della nebbia e poi fermarsi a guardarla infittirsi, man mano che crescono le perplessità…

Come fai a sapere se qualcosa funziona?

Nessuno possiede la sfera di cristallo per prevedere il futuro.

Puoi aver fatto il piano d’azione più dettagliato del mondo, puoi aver costruito il sistema di controllo più efficace per captare ogni segnale che ti arriva dall’ambiente, puoi aver tenuto in considerazione tutte le variabili possibili.

Ma finché non fai, non lo saprai mai davvero.

È un po’ come quando compri un prodotto, di qualsiasi tipo. Lo desideravi e finalmente è nelle tue mani. Ma è solo nel momento in cui lo provi (lo testi) che ti rendi conto se funziona davvero rispetto alle aspettative che avevi.

La paura di sbagliare

Dietro la domanda “e se non funziona?” c’è sempre la “paura di sbagliare“.

Sbagliare l’intuizione, sbagliare nella realizzazione, sbagliare nel credere in se stessi, sbagliare nel valutare il mercato, sbagliare ad aspettarsi certi risultati, sbagliare…

Eppure potresti vederla anche in questo modo:

“Se ogni tentativo vi fornisce informazioni su ciò che non funziona, potete concentrarvi su una soluzione, e così ogni tentativo diventa più utile e più simile a un investimento che a uno sbaglio.”

Nassim Nicholas Taleb

Comunque vada, insomma, non sarà un fallimento.

Ogni errore, a qualsiasi livello del processo di realizzazione di un obiettivo, è un’informazione e come tale deve essere trattata. Senza aggiungere emotività negativa, facendo feedback e apportando le dovute correzioni.

Il caso

E poi c’è lui, il caso.

Quell’imprevisto che non potrai mai davvero prevedere, quel margine di improbabilità (anche minima) che decide di rivelarsi, quel “dannazione! Che iella!“.

Potrebbe far saltare tutto? Sì. Potrebbe.

Come fai a sapere se accadrà? Non puoi. Altrimenti non sarebbe im-previsto.

Certo, sarebbe più semplice se tu fossi una di quelle persone che hanno la convinzione che

qualunque cosa accada, farò in modo che sia un miglioramento per me…

Pianifichi, fai, controlli, correggi.

Un piano d’azione, anche il più semplice, è fatto di una sequenza di azioni.

Immagina di aspettare di averle terminate tutte prima di controllare il processo e correggere. Ti ritroverai con una miriade di piccoli errori che, insieme, formano un grosso inceppo nel meccanismo. E con molta probabilità, la risposta alla domanda “e se non funziona?” sarà la conferma che non funzionerà.

Immagina invece di fare un’azione, controllare e correggere (se necessario). Poi farne un’altra, controllare e correggere (se necessario). Un’altra, controllare e correggere (se necessario). Così fino alla fine di tutti gli step. Scommettiamo che funziona?

E se non funziona con le persone?

Lo so. È più semplice mettere in atto questo meccanismo su un testo scritto, sul progetto di una macchina, su una ricetta. Con le persone invece ce lo dimentichiamo spesso. Eppure, se ci rifletti, potresti suddividere anche ogni incontro con l’altro/a in un insieme di azioni che puoi correggere subito se non ti danno il risultato che desideri.

Ci avevi fatto caso?

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