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I pregiudizi condizionano le nostre decisioni e le nostre azioni

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I pregiudizi condizionano le nostre decisioni e le nostre azioni. Lo sappiamo tutti. Eppure il difficile è proprio riconoscerli e rendersi conto del modo in cui ci limitano.

Pregiudizio: Opinione che, non essendo sostenuta dall’esperienza, può costituire un serio ostacolo alla formulazione di un giudizio appropriato.

[Tratto da Il dizionario della lingua italiana, Devoto Oli]

Una definizione che non sarebbe necessaria.

Pregiudizi che bloccano le nostre azioni

Eppure sempre utile da ricordare. Perché molto spesso si parte proprio con questi presupposti, prima ancora di conoscere una persona o una situazione.

In casi estremi è proprio ciò che crea un ostacolo: cioè l’idea che ci siamo fatti, senza averne delle prove concrete, magari solo immaginando.

Io credo che abbia un pregiudizio su di me, è questo che mi fa temere. Perché se tu parti in un’avventura con un pregiudizio, questa è destinata a fallire…

Come dargli torto? Non è possibile! Eppure ho captato altri indizi fra le sue parole, prima di giungere a questo punto della conversazione.

Riguarda un suo pregiudizio sul carattere dell’altra persona.

E il mio compito, come coach, è quello di aiutarlo a vedere il suo punto cieco:

Sì, certo. Solo che anche tu ne hai uno. Che assomiglia a qualcosa tipo: “non cambierà mai idea su di me” oppure “ce l’ha con me“, …

È sempre più facile vedere i pregiudizi degli altri, rispetto ai propri.

Spesso agiscono senza averne davvero consapevolezza. Ognuno se ne sta sulla propria barricata a osservare quelli dell’altro di fronte a sé, ignorando i propri. Ma se ne vedono i risultati dalla qualità della relazione.

“Ciascuno di noi si pone in modo diverso a seconda delle persone con cui interagisce e dei contesti in cui si trova – con il coniuge, con il partner, con il capo o con i subordinati. Di fatto, la ricerca di feedback da diverse fonti conferma un dato in apparenza banale: superiori, subordinati e colleghi vedono, ciascuno, un aspetto diverso del repertorio comportamentale di una persona”

[Tratto da “Essere leader“, Daniel Goleman, Richard E. Boyatzis, Annie McKee]

Naturalmente questo spiega perché riceviamo certe risposte solo da alcune persone e non da altre. Oppure perché qualcuno ci rimprovera qualcosa che qualcun altro, invece, non ha nemmeno mai notato.

In questo caso specifico, quel pregiudizio sull’altra persona è una convinzione che impedisce di mettere in campo le proprie capacità. Come se fosse inutile farlo.

Sì, ma come fai a distinguere? Se mi critica a ogni azione o quasi… Dopo comincio a rimuginare… E allora le cose non vanno bene, non mi ritiene bravo, e questo alimenta insicurezza

Rinforziamo questa nuova consapevolezza.

Tu fai qualcosa → Lui ha dei preconcetti su di te → Lui ti critica → Tu pensi “ce l’ha con me” → Tu ti blocchi → Lui riceve conferma del suo pregiudizio.

E la volta successiva si ricomincia daccapo. Ti ricordi com’era andata, ciò che fai è condizionato dal precedente, via via, fino a concludere sempre nello stesso modo: la conferma dei reciproci pregiudizi.

Sembra un cane che si morde la coda e in effetti è così. Almeno finché uno dei due decide di intervenire sul proprio, per superarlo. E questo cambiamento altera il flusso dell’interazione.

La domanda è: perché devo cambiare proprio io? Intanto perché sei tu che vuoi dimostrare quanto vali davvero, a dispetto dell’idea che l’altro si è fatto sul tuo conto.

Poi perché su di te puoi intervenire, mentre se aspetti che sia l’altro a cambiare carattere… (Ci siamo capiti!)

E poi sai benissimo che, in fondo, concentrarsi sui pregiudizi dell’altro è un po’ scaricare la responsabilità e smettere di cercare una soluzione. Non è da te, suvvia.

[A proposito, sai com’è andata a finire? Quella persona che “non cambierà mai idea su di me” e “ce l’ha con me”, è passata da una minaccia di licenziamento a promuoverlo a suo vice… Ti rendi conto di quant’è importante lavorare sui tuoi pregiudizi per far cambiare agli altri la percezione che hanno di te?]

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