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Lo stile Pianificazione contro lo Stile Improvvisazione

Tempo di lettura: 3 minuti

Siamo qui riuniti per sfatare un altro luogo comune, quello che vede contrapposte due filosofie di vita apparentemente inconciliabili: lo stile “pianificazione” e lo stile “improvvisazione“.

Da un lato abbiamo le persone che hanno bisogno di programmare tutto, di scendere nei minimi dettagli, di stabilire con largo margine di preavviso ciò che dovranno fare e organizzarlo. Di queste persone si dice spesso che siano calcolatori, freddi e privi di fantasia.

Pianificazione vs Improvvisazione

Dall’altro troviamo chi, invece, preferisce lasciar fare al destino, scegliere sul momento, lasciarsi ispirare in base a ciò che accadrà. A loro vengono attribuiti quasi sempre anche l’intuito, la creatività, la genialità.

I preparativi

Ora immaginiamoli mentre decidono di trascorrere una giornata insieme. Diciamo che si sono messi d’accordo almeno sulla destinazione. I dissapori iniziano subito dopo.

Chi ha indossato l’abito della pianificazione cercherà su internet le attrazioni, gli orari, i luoghi di ristoro, farà coincidere i tempi, guarderà il meteo, …

Chi ha scelto l’abito dell’improvvisazione si metterà comodo, aspettando il giorno della partenza. O magari comincerà a sentirsi già stressato per il comportamento dell’altra persona.

Sul posto

Eccoli, i nostri rappresentati delle opposte fazioni sono, in qualche modo, arrivati a destinazione.

Chi aveva pianificato tutto cercherà di rispettare la sua programmazione. Ore 10.00, visita al museo. Ore 13.00 pranzo nel ristorante “x” con specialità tipica locale. 15.00, Castello di …

Chi adora l’improvvisazione si lascerà catturare dal vicoletto suggestivo per cercare di esplorarlo, dal mercatino, dalla libreria storica, dal profumo che arriva da…

I guai

Spesso chi pianifica troppo rigidamente si trova nei guai appena qualcosa va storto. Il museo chiuso diventa un fattore di stress a cui segue un momento di agitazione/rabbia/delusione perché l’informazione non era segnalata da nessuna parte.

Per l’improvvisazione invece i guai sono iniziati nel primo momento in cui l’altra persona ha cercato di inserirla nella rigida programmazione della giornata.

Una giornata estremamente difficile per entrambi, insomma.

Il pregiudizio su pianificazione e improvvisazione

Ci sono due verità che dovrebbero conoscere entrambe le fazioni:

  • Nessuna pianificazione, anche la più precisa, immunizza dagli imprevisti. Una buona dose di improvvisazione servirà sempre.

  • Senza nessuna pianificazione, si è in balìa degli eventi. Può essere divertente per un periodo ristretto, ma è pericoloso se è un approccio usato costantemente. Senza contare che ci si può ritrovare ad un certo punto della vita con mille cose iniziate e nessuna terminata (il che mina il senso di auto efficacia e l’autostima di una persona).

La soluzione

La soluzione è adottare un approccio flessibile.

Stabilire un piano d’azione E essere pronti a giocare con gli scherzi del destino.

Scegliere consapevolmente una direzione E lasciarsi i margini per l’improvvisazione.

Capire che esistono necessariamente dei tempi da dedicare alla programmazione E altri in cui la spontaneità deve essere lasciata libera.

Bello, no?

Solo che mi sorge un dubbio. Non vorrei che l’esempio della gita avesse fuorviato un po’ di lettori. Della serie che, giunti alla conclusione, si sono detti:

“Ehi! A posto! Io faccio già così! Quando mi devo divertire, divento un’altra persona…”

Già. Peccato che raramente sappiamo trasferire ciò che funziona, da un determinato contesto a tutti gli altri (in cui manca).

Per esempio, può essere che in vacanza sei un “modello di flessibilità”, ma sul lavoro sei intransigente e alla prima cosa che va storta… Stress a mille! Fai attenzione!

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