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Lo stress necessario è lo stimolo che ti rende migliore

Tempo di lettura: 4 minuti

Lo stress necessario è quello che ti rende migliore.

“Si dice che i cavalli migliori perdono quando gareggiano con quelli più lenti, ma vincono se competono con avversari migliori.”

Nassim Nicholas Taleb

Molti miei coachee sono così, cavalli che hanno bisogno di avversari migliori. Non devono essere per forza delle persone “rivali“.

No, è più un “avversario” nel senso di “avverso, contrario“. E quindi anche un contesto, una situazione, un progetto.

Purché sia migliorativo. Purché riconoscano che dovranno usare tutte le loro abilità e anche impararne altre, se vogliono farcela.

Lo stress necessario fa migliorare.

Lo stress necessario

Prendi A., per esempio. Fa un lavoro che non lo stimola e non va meglio nella sfera personale. La prospettiva è così priva di attrattive che ci sta facendo fare una fatica dell’anima per aiutarlo a tirarsene fuori. Ma poi, appena abbiamo aggiunto un altro fattore di stress (l’ennesimo), ha trovato le energie perdute. Sembra un contro senso, ma lo è solo in apparenza. Gli altri stress non erano migliorativi, quello che abbiamo aggiunto sì.

Che dire di E.? Il pressapochismo dei suoi colleghi faceva a botte continuamente con la sua precisione. Nella sua lotta contro la mediocrità, perdeva ogni giorno. Per questo si era persuaso di essere incapace. Ma poi, guarda caso, si scopre che nei contesti dove c’è della competizione, lui viene fuori alla grande. E, a conferma di ciò, appena arriva la rivoluzione in azienda, lui è pronto ad affrontare qualsiasi cambiamento. Già.

E G.? È dovuta arrivare con l’acqua alla gola per tirare fuori se stessa. Giù giù giù finché le scadenze sono state improrogabili e adesso servirebbero dei miracoli. E sì, da quel che ho potuto capire dalla sua ultima mail, si è messa a fare i miracoli.

C’è anche un’altra G., a dire il vero. Lei ha tutto e le manca tutto. Si svicola e temporeggia perché ha capito che durerà ancora per poco. Quando avrà deciso, non sarà più tutto così facile, ma sarà anche la sua rinascita. In fondo, è questo che cerca. Qualcosa che le tenga testa.

E un G. che se l’è raccontata in tutti i modi ma la sostanza era una sola: non c’è via d’uscita. E si era ascoltato così bene, da crederci. Il che è un talento (raccontare e farsi ascoltare). Basta solo spingerlo nella direzione in cui può essere sfruttato. Quella direzione è fuori dall’appiattimento in cui sta tutti i giorni (in senso metaforico, non necessariamente fisico, almeno non per il momento).

E., stava morendo lentamente nella routine di tutti i giorni. Non riusciva nemmeno a fare tutto. Adesso ha un progetto ambizioso, studia, si mette in gioco e fa meglio anche tutto il resto. Ha messo su una grinta che non sembra nemmeno la persona che mi ha scritto la prima mail per chiedermi aiuto. Ad un certo punto ho temuto che facesse una scelta azzardata. Ha capito che un po’ di stress le fa bene, è necessario, la tiene vigile. Le ho dato pane per i suoi denti (ma quella cosa là no… Va bene tutto, ma non siamo mica incoscienti eh!)

Anche S., santa pazienza! È “bastato” farle vedere che le sfide non erano solo quelle che conosceva. Ce ne sono anche altre in settori “insospettabili”. Si era fatta ingannare dall’aspetto superficiale, tutto qua. Ci sono contesti che sono solo apparentemente meno impegnativi. Come per la bellezza, anche l’avverso è negli occhi di chi guarda.

È così anche per D., come per P. del resto. A loro non basta nemmeno quello che stanno passando. No, ci aggiungono anche la scelta di sentirmi il meno possibile. Se lo sono imposti da soli (perché nel coaching ognuno decide da sé il proprio percorso). Sanno che ci sono e so che per loro è importante. Stress su stress, sapendo però che la rete di protezione c’è, dovessero cadere. Ma non cadono, crescono.

M. ha qualcosa in comune con un’altra M. Se decidono di cambiare, fanno una vera e propria rivoluzione. Le vie di mezzo non fanno parte del loro repertorio. Cercano equilibri senza accorgersi che è nella precarietà che si sentono vive.

Mi limito a qualcuno di quelli in corso. Se aprissi anche l’archivio, si farebbe lunga la cosa!

Tutto questo per dire che lo stress è spesso condannato. Ma non è solo negativo. Per certi versi, è salvifico. In certe condizioni, è proprio quello che serve.

In un certo senso, anche la scelta di avere una coach implica il crearsi un avversario migliore. Lo sai fin dall’inizio che ti stai mettendo nelle mani di una professionista che ti stimolerà sempre ad “alzare il tiro“.

Vuoi ridere?

C’è anche qualcuno fra quelli elencati che pensa che quando non faccio complimenti è perché non apprezzo quello che sta facendo. O, addirittura, pensa che io non stia seguendo i suoi passi solo perché non mi pronuncio. Ma come si fa a pensare una cosa simile, di me oltretutto?!

La verità è semplice e banale, se vuoi.

Ciò che andava bene fino a ieri, non è quello che mi aspetto da te oggi.

Magari ti lamenti perché non basta mai. Magari mi detesti perché centellino i complimenti e vorresti sentirli più spesso. Ma in cuor tuo lo sai.

Un po’ di stress ti è necessario. L’avverso ti rende migliore.

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