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Quali criteri definiscono il tuo livello di soddisfazione per ogni risultato raggiunto?

Tempo di lettura: 3 minuti

Quali criteri definiscono il tuo livello di soddisfazione per ogni risultato raggiunto?

“E in fondo da che cosa si riconosce l’essere benriuscito?

Dal fatto che un uomo benriuscito fa bene ai nostri sensi; che è tagliato in un legno duro, delicato e odoroso al tempo stesso.

Gli è gradito solo ciò che a lui è conveniente; il suo piacere, il suo desiderio cessano appena si supera la misura del conveniente.

Indovina i rimedi contro i malanni, trae vantaggio dalle disavventure; ciò che non lo uccide lo rafforza.

Per istinto egli fa una somma, a modo suo, di tutto ciò che vede, ascolta, vive: è un principio di selezione, lascia cadere molte cose.

Si trova sempre in compagnia di se stesso, che tratti con libri, uomini o paesaggi: onora in quanto sceglie, in quanto concede, in quanto dà fiducia.

Reagisce lentamente agli stimoli, di qualsiasi genere siano, con quella lentezza a cui lo hanno allevato una cautela di lunghi anni e una voluta fierezza – egli saggia lo stimolo che arriva, è ben lontano dal volergli andare incontro.

Non crede né alla «disgrazia», né alla «colpa»: sa chiudere i conti con se stesso, con gli altri, sa dimenticare, – è sufficientemente forte perché tutto debba andargli per il meglio.

[tratto da “Ecce Homo“, Friedrich Nietzsche]
Quali criteri definiscono il tuo livello di soddisfazione per ogni risultato raggiunto?

Questo non è altro che un lungo elenco di “criteri” che definiscono il livello di soddisfazione dell’obiettivo “essere benriuscito” secondo Nietzsche.

Un criterio è una regola. Un confine, se preferisci.

In questo caso specifico definisce una linea di demarcazione fra due stati emotivi che non sono sempre ben distinti: il senso di soddisfazione e il senso di insoddisfazione.

Chi stabilisce il livello di soddisfazione?

Ognuno, individualmente. Anche la persona che tiene molto in considerazione il parere esterno, ha stabilito un criterio fondato, in questo caso, sul tipo di reazione dell’altro.

Se ognuno stabilisce i propri criteri, va da sé che le opinioni divergono riguardo ogni argomento (più o meno).

Si può condividere o meno l’opinione di Nietzsche. In effetti, non l’ho citata per il contenuto, quanto per la “strategia”.

Un elenco così preciso porta Nietzsche a concludere:

“Non ho descritto altri che me stesso.”

Quello su cui voglio farti riflettere è proprio questo: dei criteri ben definiti facilitano il senso di soddisfazione di se stessi (o, comunque, orientano verso il superamento di quello che ancora non ci soddisfa).

È come vedere il traguardo davanti a sé. Semmai si tratta di saltare degli ostacoli, ma non c’è alcun dubbio su ciò che ci attenderà una volta arrivati.

L’insoddisfazione è maggiore in chi non ha definito questi criteri.

È un po’ come trovarsi esposti al vento dell’indecisione.

Tratto da una recente sessione:

“[…] i risultati a volte non sono come io me li aspetto. Chiedo continuamente conferme: “Va bene? Che ne dici?”

Però so che il giudice sono solo io.

Faccio fatica a vedere i progressi che tuttavia ci sono. Sono troppo dura con me stessa, voglio fare di più ma poi mi perdo.”

Infatti. Senza quella linea di traguardo ben definita, come fai a sapere se puoi esultare?

È come se spostasti l’asticella continuamente più in là. E tu corri corri corri… Senza mai poterti fermare e dirti:

“Cavolo! Che soddisfazione!

Sarebbe terribile, non trovi? Come si può vivere una vita così, senza la certezza di poter essere fieri di sé?

So bene quanto sia difficile definire il livello di soddisfazione su certi argomenti. “Sentirsi amati”, per esempio. O “sentirsi apprezzati”. Quali parametri bisogna prendere in considerazione?

Molte persone non riescono a discernere cosa “fa punteggio” per sé e cosa non lo fa. Perciò questo è uno degli aspetti toccati durante il percorso di coaching al termine del quale si può confrontare il “prima” e il “dopo” ed essere fieri della distanza compiuta attraverso la crescita personale.

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