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Dannata dannatissima Iella!

Tempo di lettura: 4 minuti
Dannata iella
Dannata iella

Succede che…

Mentre, sei lì a pianificare il tuo futuro, rinchiuso nel tuo antro dal quale non esci e non smetti un attimo di progettare, studiare, “costruire” tutte quelle belle cose che ti serviranno a realizzare il tuo obiettivo, succede che…

Arriva l’imprevisto. Un imprevisto a cui non eri minimamente preparato (altrimenti non si chiamerebbe in questo modo). E allora che fai? Metti “un attimo” da parte tutto quello che stavi costruendo, i tuoi studi, i tuoi progetti e dici:

« Tanto, c’è tempo! Voglio fare le cose per benino, quindi per ora possiamo aspettare.»

Dedichi anima e corpo per tentare di superare quel problema, tanto da non lasciar spazio a te e alle tue esigenze, alle tue “costruzioni”.

Il problema in un modo o nell’altro riesci a superarlo e finalmente ti senti pronto a riprendere le tue “costruzioni”. Forse non sei proprio pronto come qualche tempo prima. Forse sei un po’ stanco ma non importa, riprendi lo stesso. Tanto cosa potrebbe accadere di peggio?

Invece succede di nuovo. Succede che…

Mentre sei lì, un po’ stanco a pianificare il tuo futuro giocando con altre “costruzioni”, elaborando altri progetti, succede che…

Arriva un altro imprevisto. Allora sbotti ed urli:

« Non riuscirò più a combinar nulla di buono in vita mia! Lo sapevo che la dannata iella avrebbe colpito ancora!»

Eppure non dovresti dire queste cose. Hai studiato: sai che la iella è una cosa che non si può sapere.

Ti sei mai chiesto come ci si arriva al sapere? Al sapere non ci si arriva. Casomai lo si percorre, con un processo di studio che lo rende un continuo divenire. In sostanza potresti passare l’intera vita a studiare, in cerca di cose nuove da apprendere.

Inoltre la strada che hai deciso di percorrere, quella del sapere, ha permesso di allontanarti da un’altra strada all’apparenza più agevole e comoda, ma non per questo meno insidiosa: quella dell’ignoranza. Quest’ultima dà solo l’impressione di condurre a svariati punti di arrivo. Tu invece sai che non c’è via d’uscita alcuna: i punti di arrivo non sono altro che vicoli ciechi, contro i quali si va a sbattere e ci si fa male. Molto male. Imboccando la strada del sapere, hai deciso di escludere automaticamente dalla tua vita quella dell’ignoranza, poiché sono fisicamente distanti l’una dall’altra.

Eppure davanti ad accadimenti drammatici e tragici, che non possono essere spiegati in alcun modo, tu esclami:

« Non riuscirò più a combinar nulla di buono in vita mia! Lo sapevo che la dannata iella avrebbe colpito ancora!»

Vuol dire che non sai proprio nulla.

Lo sai da cosa deriva il termine iella?

Il termine iella deriva dalla parola iettatura, vale a dire “l’influsso malefico che la superstizione popolare crede possa essere esercitato da determinate persone o cose.” Quindi entra in ballo un altro concetto, quello di superstizione e cioè un “insieme di credenze o pratiche rituali dettate da ignoranza, frutto di errore, di convinzioni sorpassate, di atteggiamenti irrazionali.”

In senso più ampio, la iella deriva dall’ignoranza, ovvero dalla non conoscenza di determinate dinamiche che, non trovando alcuna spiegazione attraverso il sapere, convergono nel pregiudizio. Il pregiudizio a sua volta avvelena la coscienza ed intorpidisce la tua volontà.

Tu hai studiato proprio per non essere un artefice del pregiudizio. Lo capisci questo?

Inoltre, sapere la iella costituisce un ossimoro, un paradosso che non ha ragion d’esistere, se non per giustificare la mancanza di volontà da parte di un individuo nel voler affrontare seriamente un problema. È questa mancanza di volontà che porta a non combinar nulla di buono nella tua vita e tu, sei semplicemente alla ricerca della giusta scusa per motivarla. In fondo sai che la iella non c’entra nulla. Sei tu che manchi di volontà.

Cosa potresti realmente fare davanti all’insorgere di un problema, che mina seriamente la realizzazione del tuo progetto? Forse potresti prendere in considerazione l’idea di giungere ad un compromesso con te stesso. Questo significa che dovrai ridimensionare l’ampiezza del progetto, senza però dover necessariamente rinunciare ad esso.

Sai cos’è il compromesso? Il compromesso consente di costruire su misura il giusto impegno e le giuste forze, utili al completamento del progetto proprio quando lo scatenarsi degli eventi sembra voler remare contro di te.

« Ma se ridimensionassi il progetto, la mia idea rischierebbe di svendersi e la sua qualità ne risulterebbe fortemente penalizzata!»

Quindi preferisci rinunciare?

Se invece di rinunciare, ti impegnassi a pianificare meglio le risorse a tua disposizione, alla fine porteresti comunque il risultato a casa.

Nessuno ti chiede di abbassare lo standard: ridimensionare non significa approssimare. Potresti ridimensionare il tuo progetto tenendo conto delle situazioni che si presentano. Potresti mettere da parte l’orgoglio e prendere in considerazione l’idea di chiedere aiuto, di coinvolgere nuove figure, ché da solo rischi di non farcela.

Ecco, forse potresti imparare a creare il compromesso giusto. Sì è vero, qualche volta può succedere che le dimensioni siano un po’ più piccole di quello che avevi inizialmente progettato, ma sarai sicuro di non pagare il (caro) prezzo della rinuncia. Soprattutto, sarai credibile agli occhi di chi ti sta accanto, in quanto saranno i progetti che hai realizzato a parlare per te.

Ora che sai come stanno le cose, puoi imparare a creare il compromesso giusto?

Certo che puoi.

So per certo che Paola (la coach) ti direbbe:

“Tutte le volte che si presenta un imprevisto, non permettere allo spettro della dannata iella di offuscare la tua mente. Piuttosto chiediti: come posso sia portare avanti il mio progetto che superare l’imprevisto?

Ecco! Questa risposta è il giusto compromesso!

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