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La fiducia concessa, le aspettative e il modo per evitare la delusione

Tempo di lettura: 2 minuti

Ogni volta che concediamo la fiducia a qualcuno, carichiamo di aspettative i suoi comportamenti.

Fiducia: “Attribuzione di potenzialità conformi ai propri desideri, sostanzialmente motivata da una vera o presunta affinità elettiva o da uno sperimentato margine di garanzia. (Dal lat. fiducia, der. di fiděre “fidare, fidarsi”)

(tratto da: Il dizionario della lingua italiana – G. Devoto e G. C. Oli)

Leggo la definizione e mi sorge spontanea una domanda che potrebbe scatenare un putiferio:

Sono gli altri che tradiscono la nostra fiducia o siamo noi che non sappiamo concederla alle persone giuste?

Fiducia

Pensavo a questa risposta anche qualche giorno fa quando ho constatato per l’ennesima volta (ma con immutato stupore) che anche i miei nipotini, malgrado siano molto piccoli, hanno già un sistema di calibrazione che permette loro di capire chi manterrà le promesse e chi non lo farà.

In effetti, il nostro sistema sensoriale serve anche a questo: a captare i segnali coerenti e distinguerli da quelli incoerenti. Potenzialmente funziona molto bene. Almeno finché non cominciamo ad avere dei percorsi mentali che interpretano quello che viene captato.

Man mano che diventiamo adulti la nostra capacità di calibrazione può essere ridotta dalle esperienze che ci hanno segnato negativamente.

Così un “puoi fidarti di me” (sincero) non viene accolto perché c’è tutta una storia personale di diffidenza che rende impossibile aprirsi a qualcun altro. Una parte di noi sa che dovrebbe, ma viene bloccata e messa a tacere.

Così un “puoi fidarti di me” (non sincero) viene accolto perché gli si “attribuiscono potenzialità conformi ai propri desideri”. Una parte di noi sa che stiamo sbagliando, ma la ignoriamo. Perché “vogliamo vedere” (anche quello che non c’è).

È chiaro che la fiducia tradita lascia dei segni profondi, talvolta apparentemente insuperabili. Maggiore è stato il divario fra i fatti concreti e le aspettative che pensavamo venissero soddisfatte, maggiore è la probabilità che si crei un precedente che condizionerà presente e futuro. E allora?

Come evitare che le aspettative vengano disattese (di nuovo)?

Il presupposto di base è la consapevolezza che filtriamo ed interpretiamo tutto.

“Ha fatto (x) allora significa che…”

“Ha detto (y) perché…”

“Se fa così vuol dire che…”

Proprio questa logica causa-effetto è estremamente limitante nel concedere/negare la fiducia. Un primo stratagemma utile per evitare di “sbagliare” è proprio quello di allargare il numero di significati attribuiti:

“Ha fatto (x) allora significa che…

Oppure potrebbe significare che…

Oppure potrebbe significare che…

Oppure potrebbe significare che…

Oppure potrebbe significare che…”

Maggiore è il ventaglio di ipotesi che pensiamo giustifichino quel comportamento, maggiore è la probabilità di essere più obiettivi (e smettere di vedere quello che non c’è).

Serve molto esercizio. Anzi, no! Ne serve moltissimo!!! E una volontà non comune.

Ma ne vale la pena! Una volta interiorizzato questo meccanismo, si acquisisce una flessibilità mentale notevole che permette di far fronte a ogni evenienza negativa della vita.

In fondo, una parola è un insieme di lettere e un gesto è una sequenza di movimenti… Almeno finché non gli si attribuisce un significato (il nostro, quello che è sicuramente vero per noi).

Dobbiamo imparare a stare attenti al senso che attribuiamo a ciò che dicono o fanno le persone a cui stiamo concedendo fiducia.

Dipende da noi.

A salvaguardia della nostra vita e della nostra felicità.

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