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Imparare fin da bambini a fare feedback

Tempo di lettura: 3 minuti

Possono imparare i bambini a fare feedback fin da piccoli? Non solo si può, ma è doveroso!

Imparare fin da piccoli

Domenica mattina. Dopo una colazione (decisamente) abbondante e (ancor di più) divertente, sparecchiamo la tavola e la prepariamo per il mega progetto di costruzioni.

A dire il vero, chi fa tutto è mio nipote. Ha solo 4 anni, appena compiuti. Il gioco (LEGO) invece è indicato per bambini dai 6 ai 12 anni. Siamo decisamente in anticipo sui tempi. Inutile dire che ne sono scandalosamente orgogliosa

Apre il libretto delle istruzioni, cerca il punto dove eravamo arrivati la volta precedente. (Si ricorda tutto, ovviamente). Ogni tanto si volta verso di me per controllare se lo sto seguendo.

“Ti vedo, sai?”

Lui fa finta di niente, sorride e comincia ad assemblare i pezzi.

Segue i numeri della procedura delle istruzioni. Da solo. Gliel’abbiamo spiegato una volta con un altro gioco e lui ha portato questa capacità su tutti gli altri. Naturalmente questo “saper fare” gli regala autonomia e molta soddisfazione di se stesso.

Ad un certo punto mi accorgo che sbaglia nel mettere insieme alcuni pezzi. A dire il vero, intuitivamente ha fatto bene e potrei anche lasciar correre. Ma non ha seguito esattamente le indicazioni e questo potrebbe compromettere il risultato finale.

Ora, come coach, so che deve essere lui a rendersi conto dell’errore e a correggerlo. Non posso dirglielo io.

“Hummm… Che cosa ne pensi? Ti sembra uguale?”

“Si, zia!”

(Mannaggia! Che cosa posso fare per renderlo consapevole? Ah si…). Prendo il pezzo su cui sta lavorando e lo metto sul libricino delle istruzioni, in modo che l’immagine e il reale siano confrontabili in modo più diretto.

“Hummm… Controlliamo insieme, ti va? Come faceva tuo babbo l’altra volta? Contava le testine dei LEGO, giusto?”

Comincia a contare… Il primo pezzo va bene, il secondo anche, il terzo no… Se ne accorge e invece di correggere, rinuncia.

“Zia, controlla tu. Io non ne ho voglia! Fai tu!”

Le convinzioni depotenzianti nascono spesso da una domanda “come posso…?” a cui non si è riusciti a dare risposta.

Correggere l'errore

Invece di chiedersi “come posso correggere…” e cercare la soluzione, sta chiudendo l’argomento. Ben sapendo la negatività delle convinzioni depotenzianti, devo trovare un modo per stimolarlo. E, di sicuro, andrò avanti finché non avrà capito!

“Ioooo? A me non interessano i LEGO! A me interessi tu! Figurati se ho voglia di mettere a posto il tetto di un vagone merci… Voglio che impari tu a farlo!”.

Imparare a correggere

Mi guarda. È evidente che c’è ancora qualcosa che non gli è chiaro. Ancora una volta mi chiedo che cosa posso fare per rendergli più facile trovare l’errore. Ah! Ruoto il pezzo già costruito in posizione perpendicolare, direttamente sul foglio delle istruzioni. Adesso la differenza è ancora più evidente. E, infatti, la nota anche lui.

In un attimo sistema i pezzi nella giusta sequenza. Gli faccio un applauso. Sorride e va avanti. È importante che acquisti sicurezza nelle sue capacità e che faccia propria la convinzione che può sempre correggere il suo operato.

Andiamo avanti. Gira la pagina e non si accorge che ne ha prese più di una insieme. Saltiamo direttamente dalla fase 7 alla fase 11. Non c’è problema. L’importante è che l’adulto trovi il modo di far capire al bambino che cosa non va bene. Ma deve essere il piccolo a capire che cosa non va, per cominciare a costruirsi gli strumenti mentali che gli consentono di trovare le soluzioni.

“Quelle manine… Sono tanto carine… Solo che ogni tanto prendono tante pagine insieme… E poi c’è un bimbo che è talmente intelligente che riesce ad andare avanti anche se ha saltato delle pagine… Chissà chi è quel bambino…?”

“Io, zia!”

…e intanto torna indietro, controlla la pagina precedente, osserva ciò che ha fatto e ciò che manca.

Sta facendo feedback. Lo insegno anche ai grandi. Il nostro corpo lo fa senza che ce ne rendiamo conto. Sono le menti (purtroppo) che non sempre sanno come si fa ad apprendere dagli errori. Prima lo si impara, più funzionale sarà l’approccio alla vita.

Non è mai troppo presto, né mai troppo tardi per imparare a fare feedback.


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