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Da “non mi piaccio” a “voglio imparare a piacermi”

Tempo di lettura: 2 minuti

Non mi piaccio e voglio imparare a piacermi. Ho letto il tuo blog e ho avuto la sensazione che tu sappia ascoltare e capire… E magari anche aiutarmi… E allora mi sono fatta forza e ho deciso di contattarti…”

Non mi piaccio e voglio imparare a piacermi

Mi sento sempre onorata quando le persone riescono a superare una propria paura e decidono di consultarmi per venirne fuori.

“Grazie mille. Mi hai detto che non ti piaci. In che modo credi che io possa esserti utile?”

Mi sembro un cavallo da corsa… Ma frenato! È come se fossi pronta per una gara importante… Ma rimanessi bloccata nella scuderia, senza poter uscire…”

Mi perdo un attimo nel pensiero che questa donna è proprio brava a costruire metafore efficaci! Poi lei riprende così:

“Scusa, mi viene da piangere…”

“Che cosa ti fa piangere?”

È un fiume di parole.

E c’è un filo comune a tutte le frasi: “non mi piaccio“.

È nascosto, fa capolino quando nemmeno lei se lo aspetta. Ma è emotivamente così presente da lasciarla incapace di reagire, se non piangendo.

Mi dice di vivere come una colpa il fatto di non piacersi. Che si vergogna a uscire e farsi vedere. Che preferisce chiudersi in casa. Eppure fa un lavoro a contatto con il pubblico, che la costringe a prestare attenzione alla bellezza e alla cura di sé. Tutto questo le pesa molto, anche se usa l’esuberanza per non farlo vedere. Ma si sta autolimitando da sola.

“Sai che dire “non mi piaccio” è un po’ troppo generico, vero? Se parli così a te stessa, il tuo cervello ha la sensazione di non sapere da che parte cominciare…È perso, pensa di non poterci fare nulla… Proviamo a fare un po’ l’elenco delle cose di te che non ti piacciono… E pure di quelle che ti piacciono, suvvia!”

La sostengo e la guido. Comincia a stilare una lunga lista. Il vantaggio, ora, è che ha reso “tangibile” tutta quella vaghezza in cui si trovava prima.

“Bene. Di tutte queste cose di te che non ti piacciono, quale ti pesa di più? Cosa deve accadere affinché tu ti piaccia? Come vorresti vederti? Come vorresti sentirti?”

Cominciamo a definire il suo primo obiettivo, il suo piano d’azione, quali altri professionisti e specialisti la supporteranno in questo percorso.

Del resto, come si suol dire, l’elefante si mangia un pezzettino per volta.


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