La tua stanchezza è sempre legata alla tua impazienza

«La tua stanchezza è sempre legata alla tua impazienza. Appena vedi un segnale positivo ti esalti e poi al primo segnale di nuovo negativo ti ultra demotivi. Sei incapace di dare il giusto peso ai segnali.»

Il senso di urgenza, la frenesia di arrivare al traguardo, la voglia di lasciarsi il peggio alle spalle.

Posso capire questo attaccarsi con tutte le forze a quella precoce manifestazione di cambiamento. So cosa ha passato negli ultimi mesi, so che è stata molto dura.

«Ho paura di non uscirne per quanta pazienza io abbia…»

«Infatti. La pazienza è una risposta che non dice nulla. La tua paura sa bene che la pazienza non è la risposta che stai cercando… Io ti ho detto un’altra cosa: sei incapace di dare il giusto peso, dunque la domanda che devi porti è…»

Come posso imparare a dare il giusto peso ai segnali?

Le ho impostato uno schema per ragionare bene sulle possibili soluzioni.

«Ciao coach. I tuoi schemi hanno il potere di confondermi ancora di più e di farmi sentire una stordita completa. Comunque, ti mando una mail, è meglio.»

Lei odia i miei schemi, tanto quanto io odio i suoi.

Perché, guardiamola bene la situazione: è uno schema anche quello della sua impazienza

Io non voglio che lei continui a usare uno schema che la fa soffrire, la demoralizza, la demotiva.

Voglio che cominci a costruirsi un altro schema che la tenga motivata finché avrà tagliato davvero quell’agognato traguardo.

Dall’impazienza alla soluzione

Impazienza e stanchezza
Photo by Pawel Janiak

«Parto dalla domanda: “Come posso imparare a dare il giusto peso ai segnali?”

Li osservo e prendo nota, possibilmente compilando un diario dei progressi in modo da non dimenticare (sappiamo bene quanto sia facile!), da non avere percezioni sbagliate.

Così mi sono accorta che […]; così mi sono accorta che invece di […], ora […].

Cerco di sottolineare i più significativi e di capire se si ripetono sempre […]

Leggendo il diario mi accorgo che ci sono stati tanti progressi che non ho sottolineato abbastanza e mi chiedo quale sia la ragione. Una risposta la trovo: avevo un’aspettativa molto alta, un’aspettativa “magica”.

In passato mi è capitato di […]. Quindi sulla base della mia esperienza pregressa ho sottovalutato la questione.

Intendo che l’ho sottovalutata nella mia mente poiché, appena mi sono rivolta subito a […], con il suo aiuto la situazione è migliorata, ma ho continuato a pensare che potesse risolversi magicamente, dimenticando di considerare i tempi necessari.

Trascurando il tempo è venuta meno la pazienza ed è aumentata l’intolleranza verso una condizione fastidiosa […]. Il desiderio di […], l’urgenza di […], di […], di […]… tutto sembrava minato da questa condizione.

Posso dunque, ancora una volta, riempire un’attesa? Si, mi sembra di poterlo fare… Ho ancora del lavoro da fare per […]. Posso […] , posso […], posso visualizzare nei dettagli le strategie.

Troppe volte ho immaginato, ho sognato il risultato finale: ora comincio seriamente a visualizzare il cammino per raggiungerlo e metto in fila ogni passo, uno dopo l’altro. Ti abbraccio forte forte.»

E meno male che i miei schemi hanno il potere di confonderla ancora di più!

I miei complimenti non le sono bastati.

«Tutto qui? Non è che invece mi dai una dritta così sviluppo qualche altra ipotesi? Sai, vorrei avere un piano A, un piano B e un piano C, e perché no, magari anche un piano D. Così la prossima crisi di impazienza e di stanchezza avverrà fra molto tempo.»

Comprensibile. In realtà, le avevo già dato molto di più di quel che ha visto.

In quello schema lei ha sviluppato solo una delle strade possibili. Si è concentrata su una, dimenticando le altre.

Però, sì. Una dritta in più posso dargliela ed è questo post.

Perché so che torna a rileggere tutti quelli che la riguardano.

Affinché ricordi a se stessa come imparò a uscire dallo schema dell’impazienza per entrare nello schema del saper dare il giusto peso ai segnali di cambiamento.

E le lascio anche un altro promemoria:

“La tua impazienza è nulla in confronto alla mia di vederti, per davvero, in quella scena che tu sai. Stiamo cambiando passo, te ne sei accorta?”

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