Come smettere di considerarti l’ultima ruota del carro

«Sono sempre sta considerata l’ultima ruota del carro. Se penso ai miei fratelli, io non ho ancora dimostrato nulla di concreto.»

Cosa significa essere considerati l’ultima ruota del carro?

Prendo la definizione che ci fornisce il Corriere della sera nel “Dizionario dei modi dire”:

“L’ultima ruota del carro era una quinta ruota che si teneva di riserva come pezzo di ricambio per i trasferimenti particolarmente lunghi. Dato lo scarso tasso di emergenze cui un carro era suscettibile, a questa ruota si dedicava un’attenzione men che minima.”

ultima ruota del carro
Photo by Jon Toney

Non è solo la tua famiglia a considerarti l’ultima ruota del carro. Ormai hai fatto tuo quel paragone.

«Sono la nota stonata della famiglia. Non sono sposata e non ho figli. Non ho nessuno a cui dover pensare, perciò penso e devo pensare a qualcun altro. Metto sempre me stessa in secondo piano e gli altri in primo piano e mi sconvolge che gli altri non facciano la stessa cosa. C’è superficialità, quando dovrebbe esserci solidarietà. Non mi cercano mai. Amano il rapporto basato sull’esigenza.»

Vedi? Tutto torna, perfino il cercarti solo quando si rompe qualcosa (esigenza) per montare la ruota di scorta (il tuo essere a disposizione sempre e comunque).

Un film

C’è anche un film di Giovanni Veronesi, si intitola proprio così: “L’ultima ruota del carro”.
Il piccolo Ernesto Marchetti porta a casa la pagella (pessima), è reduce dall’ennesima partita a calcio in cui non se l’è filato nessuno neppure fra i compagni di squadra, il padre è arrabbiato:

“Fai veramente schifo. Adesso però io e te facciamo un bel discorsetto” (schiaffo) […] tu da domani viene a lavorare con me… è inutile che guardi tua madre. Qui comando io. Tua madre non conta un cazzo e tu conti meno di lei. Tu sei l’ultima ruota del carro, capito? Non te lo scordare mai!

Sì, va a lavorare con il padre fino al momento in cui suo suocero fa in modo di trovargli un posto fisso come cuoco in un asilo. Quando comunica la notizia a suo padre si sente rispondere così:

“Un lavoro da donna ti metti a fare. ‘Mazza ma non hai un filo di ambizione tu? Chi è che ha finito di rincoglionirti? Tua moglie!”

“Finire di rincoglionire” è una frase interessante. Pare quasi abbia consapevolezza di aver iniziato lui. Chissà. In fondo è solo un film.

Comunque, più avanti, è suo suocero a condannare la sua decisione di cambiare di nuovo lavoro, mettendosi in proprio, aprendo un ditta di traslochi:

“Già vedo i titoli sul giornale: Ernesto Marchetti lascia il posto fisso per andare a fare una bella cazzata”.

Guardi Ernesto mentre guida il suo camion e non puoi fare a meno di chiederti se c’entrano le “ruote” con la sua scelta.

E c’è un’altra cosa: lo osservi attraversare gli anni della sua vita, l’evoluzione dell’Italia, le scelte dei suoi amici e dei suoi famigliari che hanno sempre avuto la presunzione di sapere cosa era giusto e non si sono mai fatti scrupoli a condannare le sue scelte.

Stai un po’ con il patema per tutto il film perché, insomma, è lui l’ultima ruota del carro, no?

Come si salva Ernesto dalla profezia lanciata da suo padre?

Esperienza dopo esperienza si rende conto che i suoi interlocutori, che lo criticano e lo giudicano, hanno una mancanza di senso etico che lui invece ha. (Ti ricorda nessuno?)

Questa rottura a livello di valori gli fa ridimensionare l’opinione che ha di loro e si sente più sicuro nelle sue decisioni.

Eppoi è un grandissimo lavoratore, che non ha nessuna paura di faticare, anzi. Considera questa sua caratteristica un suo grande punto di forza e ci investe. Altroché stare ad aspettare che si rompa una delle altre ruote del carro per cambiarla. Lui è la ruota che deve stare sempre montata per spostare la sua vita e quella delle persone a cui vuole bene.

Esattamente come hai capito di dover fare tu se vuoi raggiungere i tuoi ambiziosi obiettivi.

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