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Ti aspetti capiscano perché tu capiresti e che ci siano perché tu ci saresti

«Ti aspetti che loro capiscano, perché tu capiresti. Ti aspetti che ci siano, perché tu ci saresti. Ma tu sei tu. Nessun altro è come te. Poi ti arrabbi pure, perché devi spiegare quello che ti sembra scontato.»

Ti aspetti che loro capiscano perché tu capiresti

Photo by Priscilla Du Preez on Unsplash

Ti ho ascoltata mentre mi raccontavi:

«Questa mia presa di posizione mi ha avvicinato delle persone e me ne ha allontanate delle altre. Nessuno che ti chiede se hai bisogno. No, neanche per sbaglio. E credimi, in realtà ho chiesto. La gente non capisce. Ti chiama per raccontarti che la spina a casa si è rotta senza pensare che hai problemi molto più grandi da affrontare. Oppure ti cerca per rimproverarti perché non li hai cercati. E quando li cerchi, comunque se ne inventano un’altra. Ti fanno sentire inadeguata, stronza, fredda. E invece non è vero. Se sono in battaglia, in trincea, non ho tempo per te che, oltretutto, non avresti davvero nulla di cui lamentarti, di certo non con me, con quello che sai di me.»

In tutto ciò che ti aspetti in questo momento stai sopravvalutando gli altri e sottovalutando te stessa.

Cara *****, se tu sai esserci anche nei momenti di difficoltà degli altri, è merito del lavoro che hai fatto su di te. Ma guardati intorno! Quanta gente vedi con il tuo stesso coraggio? E con la tua stessa forza? E con la tua stessa determinazione?

Se tu sai capire senza bisogno che gli altri si esprimano esplicitamente, sai avvertire i piccoli segnali, sei capace di leggere fra le righe, non è un miracolo sceso dal cielo. Sono anni che ti aggiusti, che ascolti, che ti metti in secondo piano. Vuoi che tutto questo non si manifestasse prima o poi sotto forma di un’abilità ineguagliabile?

E sì, hai ragione quando dici:

«Io passo per una forte e non dico che non lo sono, ma i bound a picco li abbiamo tutti.»

Mi ricordi un’altra cliente che, a proposito di una persona che l’aveva delusa profondamente, un paio di mesi fa mi disse:

“Io ti do molto e mi aspetto che anche tu mi dai molto. Sennò ti metto in un’altra categoria.”

L’osservazione che feci a lei allora vale anche per te: nel tuo valore “fiducia” su cui fondi le basi di ogni relazione non hai considerato un criterio che per te è molto importante: le persone che vuoi vicine devono fare le battaglie con te, al tuo fianco.

La tua presa di posizione, come tutte le prese di posizione, ha svelato un aspetto del carattere degli altri che in condizioni “normali” non sarebbe emerso. Come mi hai detto tu, a proposito di un progetto di cui sai: 

«Quella falla ve la sareste portata dietro e si sarebbe ingigantita. È meglio averla scoperta adesso.»

Dunque? Che fare?

Io posso solo invitarti a riflettere sul modo in cui hai scelto finora le persone e sul modo in cui le sceglierai. Del resto, quando si dice che “ciò che ci ha portato fin qui non è ciò che ci porterà dove vogliamo andare”, si include anche chi ci accompagna lungo li cammino, no?

A fronte di tutta la tua evoluzione, puoi continuare a sceglierle come le hai sempre scelte? Quali nuovi criteri di scelta devi adottare?

Con tutto l’impegno che ci metti tu, quale impegno ti aspetti dagli altri?

In base alla tua volontà di metterti sempre in discussione, chi sono le persone che fanno altrettanto e ti aiuteranno a crescere ancora di più?

Se tu sai capire, chi altri sa farlo? 

Chi può sostenerti quando non hai la forza? 

Se non conosci nessuno con queste capacità, dove puoi andarli a cercare?

Ringrazia la tua presa di posizione: ti sta dicendo chi tenere, chi lasciare andare e chi cercare.

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