www.storiedicoaching.com

Come gestisci la pressione delle tue stesse aspettative su di te?

Che fai quando le aspettative degli altri sono nulla in confronto alle tue aspettative su di te? Come gestisci la pressione che ti metti addosso?

Spesso non ti rendi neppure conto di quanto hai messo in alto l’asticella e ti ritrovi a pronunciare frasi come queste:

“Ok. Vediamo se riuscirò ad uscire da questo impasse che sembra non finire più.”

Sembra non finire più? Da quanto tempo starà durando? Giorni? Mesi? Anni?

Io conosco già la risposta: questa frase è stata pronunciata dopo il secondo tentativo. Il secondo “insuccesso” per lui è già “impasse”.

Vero che la ripresa dell’attività arriva dopo un periodo piuttosto lungo in cui aveva fermato tutto.

Nel mezzo, tanto lavoro su di sé, davvero tanto.

Quando ti sei forgiato e limato in modo così meticoloso e implacabile, ti aspetti di tornare alla ribalta e fare lo stesso effetto che fanno i fuochi d’artificio in una notte d’estate: tutti con gli occhi puntati su di te, nessuno che possa ignorarti, neppure volendo.

“È vero che prima della pausa lo facevo senza un obiettivo. O meglio, lo facevo per vedere se lo sapevo fare. Ora ho cambiato l’obiettivo e dato che punto ad avviare un’attività su questa cosa mi faccio sotto dalla paura quando non sono efficace.”

Ecco. Eppoi, quanto vorrà essere “efficace” costui?

“Una macchina da produzione, insomma…”

“Una macchina efficace. Come vuoi essere, del resto. Perché tu vuoi essere molto efficace.”

“Voglio essere il migliore a essere efficace. 😂”

Certo. Del resto la sua ambizione non è mai stata un mistero. Ma qui c’è qualcosa di più che si aggiunge. Mi ricorda un passaggio di “Basket, uomini e altri pianeti” (Ettore Messina):

“E poi c’è la pressione che deriva dall’aver fatto bene in passato, la più insidiosa e difficile di tutte. Nessuna pressione è più forte di quella che viene dalle mie aspettative personali, più ingombranti di quelle che chiunque altro possa mettermi addosso.”

Condivido questa citazione con lui.

“Potrei chiederti come fai ad avercele pronte così velocemente, ma ho capito che è il tuo lavoro e sei una professionista. Ma come cavolo fai?”

“No, vabbè. Questa l’ho tenuta per me. La ritrovo facilmente!”

Non è un male assoluto la nostra stessa pressione. In fondo è quella che ci spinge a essere esigenti con noi stessi e a far bene. Anzi, a far alla grande. Ma può diventare un’arma a doppio taglio, può ingabbiare la nostra mente impedendole di essere libera e creativa, può forzarci in comportamenti che risultano ingessati quando invece, se usassimo la naturalezza che ci viene dalle competenze che abbiamo migliorato nel corso del tempo, saremmo esplosivi… e invece risultiamo dei cerini che si spengono dopo un secondo.

Insomma, è importante che

  • smetti di vedere quella pressione come negativa. Vero che ha degli effetti immediati terribili (non si chiamerebbe pressione, altrimenti), ma c’è molto di più;
  • cominci ad ammettere che quella pressione ha una finalità ben precisa: farti migliorare per farti brillare.
  • cominci a riconoscere quale forma hanno (davvero) le tue aspettative. Razionalmente sai benissimo fin dove puoi arrivare e quali tempi sono necessari. Ma la delusione riguarda la sfera delle emozioni. Metti a letto la ragione, resta alzato a bere un bicchiere di whisky con il tuo istinto. Ascoltalo se non vuoi che trovi modi subdoli per avere la tua attenzione.

La pressione sta sul binario della perfezione che hai in mente e che non ha riscontro nel mondo reale.

Potrei dirgli che la perfezione non esiste, ma questo lo sa già. Francamente non ci vedo nulla di male nel fatto che la ricerchi. Mi ricorda un passaggio nel film “L’ultimo samurai” in cui il protagonista dice:

“Sono un popolo enigmatico. Dal momento in cui si svegliano, si dedicano interamente a raggiungere la perfezione in ogni gesto. Non ho mai visto una simile disciplina.”

Infatti è proprio la via della disciplina che seguiremo.

Solo che riorganizzaremo il modo in cui ha strutturato il suo progetto e la via per realizzarlo.

Perché quando definisci un obiettivo sotto pressione, inevitabilmente sprechi risorse nel momento di agire. Ti obblighi a rispettare la programmazione perché sei disciplinato, ma di fatto concretizzi l’errore che era a monte. 

[Per G. e A. con cui abbiamo messo a fuoco i distinguo che segnano i loro passaggi epocali.]

Vota

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *