Cosa è in tuo potere cambiare e cosa invece non lo è?

Ogni sconfitta ci invita a riflettere sui confini fra ciò che è in nostro potere cambiare e ciò che non lo è. O almeno dovrebbe.

Cosa è in mio potere cambiare e cosa non lo è

Ieri stavo aiutando un cliente a fare feedback su una bruciante delusione quando si è arrabbiato dicendomi:

“Io sono andato a quel colloquio convinto di farcela. Perché se non vado sicuro di me, tanto vale che non vada neppure, no? E adesso tu mi dici che non dipende tutto da me? Sono andato pensando: stavolta devo cambiare!”

La convinzione “stavolta devo cambiare” includeva degli aspetti che non rientravano tutti nel suo spazio di azione.

Siamo d’accordo che era in suo potere affrontare il colloquio gestendo la sua emotività, mettendo in luce le sue capacità, instaurando una buona relazione con l’altra persona. Aveva, giustamente, il pensiero:

“Stavolta posso dare il massimo”

Ed è ciò che ha fatto. (E non avevo dubbi, eh!)

Invece, il fattore

“Stavolta devo cambiare lavoro”

Non era tutto in suo potere cambiare. Fino ad un certo punto stava lui. Oltre quel punto, stava all’azienda, alle persone in azienda, agli umori delle persone in azienda. Ignorando tutti gli altri fattori, si stava attribuendo più potere sulla situazione di quel che aveva. 

I limiti del tuo potere cambiare una situazione

Ogni lavoro di crescita personale sposta il confine fra ciò che è in tuo potere cambiare e ciò che non puoi fare e non puoi cambiare.

E lui l’ha spostato moltissimo. Lo sappiamo entrambi e ce lo diciamo ad ogni incontro, un po’ per auto elogiarci e un po’ perché è gratificante guardare i passi avanti fatti.

Permettermi di spiegare anche a te cosa intendo.

Immagina di disegnare una linea per terra. Sei su un terreno, prendi un bastoncino, tracci un cerchio attorno a te.

L’insicurezza nelle tue capacità, per esempio, è un fattore che sposta quella linea verso di te, restringendo i confini del tuo potere di azione. Le abilità comunicative allargano il confine del tuo potere di azione, consentendoti anche di includere ciò che prima era fuori o autorizzandoti ad uscire da quella linea per entrare nello spazio dell’altro.

In generale, tanto più e meglio si destreggiano certe abilità, tanto maggiore è l’influenza che si può avere nel creare o nel condizionare il cambiamento desiderato.

Potere e responsabilità

Va da sé che ciò che è in tuo potere è anche ciò di cui sei responsabile.

Se ti stai (giustamente) chiedendo:

“Cosa è nella mia zona di potere?”

La risposta è tutto ciò che

  • Penso
  • Dico
  • Provo
  • Faccio

Un esempio pratico

Qualche giorno fa un’altra cliente mi diceva che fatica ad essere assertiva, a dire francamente ciò che pensa, perché

“Mi sento in colpa se poi ci rimane male”

In questa frase c’è il timore di non rispettare l’altro e la consapevolezza che:

  • Le mie parole sono un effetto di ciò che io penso (è in mio potere gestire i miei pensieri)
  • La scelta delle mie parole dipende solo da me e da nessun altro (è in mio potere scegliere quali parole usare e quali scartare)
  • Il mio stato d’animo condiziona i miei pensieri e le mie azioni (è in mio potere controllare il mio umore)
  • Le mie azioni sono un effetto dei miei pensieri (è in mio potere scegliere quali azioni mettere in atto e quali evitare).

Perfetto. L’unico problema è che quel dubbio, se non viene gestito bene, genera azioni inefficaci e dove c’è inefficacia c’è a braccetto anche l’ambiguità, il che significa di nuovo essere nella possibilità di ferire comunque, seppure si volesse evitarlo fin dal principio.

Infatti, dall’altra parte, c’è una persona, con tutte le sue convinzioni, i suoi pre-giudizi, le sue insicurezze o certezze, le sue capacità o incapacità, … Tutto questo non è sotto la sua responsabilità.

Come capire fino a che punto dipende da te

Quando definisci un obiettivo, c’è una domanda che ti invita a riflettere proprio su questo aspetto:

“Dipende solo da me raggiungere l’obiettivo? Quanto dipende da me e quanto dipende dagli altri?”

Difficile rispondere? Certo! Però, puoi provare a fare almeno una stima approssimativa.

Mi piacciono gli esempi pratici. Riprendiamo quello di partenza e adattiamolo a una situazione della tua vita che ti capiterà di sicuro: un colloquio, un incontro con una persona a cui tieni molto (a livello professionale o personale non importa).

Potremmo dire che l’80% del risultato dipende da te e il 20% dall’altra persona? Sì? No?

Non ti senti abbastanza forte delle tue capacità comunicative? Pensi che l’altra persona sia particolarmente difficile? D’accordo. Questi fattori spostano quel confine… diciamo 70% tu e 30% l’altro?

Ti senti totalmente incapace? Si abbassa ancora di più la tua zona di influenza, si allarga quella dell’altro. (Eggià, è proprio questo…)

Ma sai qual è la cosa affascinante che accade mentre rifletti sul come attribuire queste percentuali, giuste o sbagliate che siano? Sai cosa succede nella tua mente?

Cominci a mettere a fuoco i tuoi limiti, come sono fatti, che forma hanno e i tuoi margini di miglioramento, esatto!

Ed è proprio lavorando su quegli spunti, generati da quella domanda (su cui si fa spesso tanta resistenza), che puoi spostare di nuovo il confine fra ciò che è in tuo potere cambiare e ciò che non lo è…

Perciò direi che se di sconfitta si tratta, è solo una battaglia persa in una guerra più ampia e senza averla persa, non avresti avuto la misura di quanto e cosa è ancora in tuo potere migliorare.

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