La donna che vuoi diventare è in equilibrio fra famiglia e lavoro

Il percorso fra “chi sei” e “chi vuoi diventare” non è sempre chiaro. Il bello della nostra mente, però, è che ci sollecita finché non abbiamo trovato lo strumento che ci aiuta ad accendere la luce che ci indica la via.

La donna che voglio diventareQuando mi hai contattata e mi hai detto che era per il lavoro (perché è quasi sempre questa la ragione “ufficiale”), ti ho ascoltata e non ti ho contestata. Però lo sentivo che non era davvero quello il motivo.

Per un po’ di tempo abbiamo giocato insieme quella finzione: da parte mia era rispetto per chi non era ancora pronto ad affrontare il vero nodo della situazione; da parte tua, so che ti serviva per capire se ero la persona giusta con cui affrontare la questione più spinosa.

Quell’esame che devi sostenere ti consentirà di avere più probabilità di dare un impulso alla tua carriera. Razionalmente sai che dovresti andare dritta come un razzo ed essere concentrata come nessun altro.

Ma la razionalità non ha tutte le risposte.

E infatti, ti manca la motivazione per rispettare un piano di studio.

La demotivazione cresce perché sei disturbata da una domanda:

“Per cosa faccio tutto questo?”

La carriera, certo. I soldi, certo. L’immagine verso gli altri, certo.

Le risposte da dare a te stessa e agli altri, le conosci tutte. Te le hanno insegnate fin da piccola.

Solo che…

“Io sono dentro una cupola di vetro. Manca la cosa per farmi uscire…”

Per cosa vale davvero la pena impegnarsi?

Davvero quell’avanzamento ti farà sentire meglio? Se fosse davvero così, perché poi ti immagini che sorgeranno altri problemi? Come concilierai la famiglia con un impegno di lavoro ancor più di responsabilità? È già difficile ora, come potrai farcela dopo? Non sarebbe meglio concentrarsi sulla famiglia? Ma così butteresti praticamente al vento anni di impegno…

So bene perché non riuscivi a scalfire quella cupola di vetro. La graffiavi come fanno i gatti, ma non riuscivi a provocare nessuna lesione seria alla struttura che ti permettesse di uscire.

Almeno finché ti ho aiutata a capire che quella cupola ti stava ponendo un’altra domanda, ovvero:

Qual’è il mio VERO traguardo?

È stato allora che ti sei illuminata, che hai smesso di obiettare e sei rimasta in silenzio. Ti ho chiesto se fosse di nuovo skype che dava problemi e invece no, eri concentrata: sapevi che avevamo cominciato a disegnare una porta sul vetro. 

ll vero traguardo è una nuova *******, la donna che voglio diventare!

Esatto! L’esame è una palestra che ti aiuterà a smettere di invidiare chi ti sembra sia lontano anni luce da te e ti farà scoprire che puoi essere quanto loro e, sotto molti aspetti, anche molto meglio. O, almeno, questo è il modo in cui ce lo faremo tornare buono, pigliando due piccioni con una fava. 

Quando ti ho mandato la mail con gli appunti di quella sessione, ho concluso con questa frase:

“Sono convinta che abbiamo fatto un passo enorme e abbiamo cominciato a incrinare un po’ di quel vetro.”

Ed era vero.

La volta prima, quando ancora “facevamo finta” che il problema fosse lo studio finalizzato al lavoro, non avevi prodotto nulla di concreto (come avevo previsto, del resto).

Ma dopo la seconda sessione, quando hai capito che entrambe avevamo capito, allora nel giro di pochissimo mi sono ritrovata con tutto l’esercizio svolto (e non era neppure facile, eh!). Ora c’è quella mappa mentale abbozzata, con le caratteristiche de “La donna che voglio diventare”. Ci siamo date delle priorità che sembrano anche un po’ “magiche” perché, sbloccando la nota dolente dell’essere iper critica verso te stessa e suscettibile al giudizio degli altri, tutto il resto sarà una passeggiata.

Anche per te, mia cara *******, scrivo questo post perché tornerò a rileggermelo per ricordarmi com’eri quando non lo sarai più. E sorrideremo insieme, bonariamente, di questo momento di incertezza ricordando l’aria fresca e profumata che hai respirato appena è crollata la campana sotto un colpo preciso e ben assestato.

La foto che ho scelto, spero tu l’abbia capito, è un augurio.

In quella mamma che solleva la piccola vedo anche la donna che ha smesso di attribuirsi colpe che non ha e si sente capace di trasmettere ai figli gli strumenti che li faranno volare con le loro ali.

Riusciremo anche in questo, stanne certa.

Quel “voglio diventare” sarà presto sostituito da un fantastico “mi sento e sono” seguito solo da attributi positivi.

Vota

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *