Dalla solitudine al saper creare ottime alleanze

«Vivo nella solitudine. Quando c’è stato quel problema, lei è andata subito a cercarsi degli alleati e io mi sono ritrovata sola. Ma se ci penso, anche altre persone che ho intorno fanno così: vanno a cercare sostegno e io rimango sola contro tutti. Io non sono come loro! Io sono abituata ad affrontare le sfide da sola.»

Dalla solitudine al saper creare ottime alleanze

C’è un retrogusto amaro che sostiene questa visione dell’alleanza. Come se fosse qualcosa a cui ricorrere solo quando si è in difficoltà, come se cercare alleati equivalesse a cedere a un compromesso, come se cercare sostegno rappresentasse la mancanza di capacità necessarie ad affrontare un problema, come se essere esclusa dall’alleanza servisse in qualche modo a creare uno spartiacque e, per differenza, mettesse in evidenza le doti di chi fa tutto da sé, senza l’aiuto di altri.

La osservo. Da un lato manifesta tanto orgoglio per tutto ciò che ha conquistato con le sue mani (giustamente); dall’altro ha negli occhi e nella voce la stanchezza di chi non può combattere sempre contro tutto e contro tutti (giustamente).

«Hai una visione dell’alleanza come “reazione a una situazione“. E capisco che non ti piaccia, forse perché non piace neppure a me. So a quali tipi di alleanze ti riferisci… Sono quelle “temporanee”, per un tornaconto personale e che spesso si rivelano fallimentari nel lungo periodo per gli strascichi e i risentimenti che si portano dietro. Ma hai mai preso in considerazione l’idea di “costruirti alleanze in funzione degli obiettivi a cui tieni“? Mi hai fatto tornare in mente Napoleon Hill e il suo concetto di “alleanza di cervelli” che, secondo me, già nel termine, cambia le carte in tavola…»

Alza gli occhi, mi fissa, sorride.

“Un’alleanza di cervelli” è rappresentata da due o più menti che cooperano attivamente in perfetta armonia in vista di un obiettivo comune preciso. […] Nessuno ha mai ottenuto un vero successo senza applicare il principio dell’alleanza di cervelli. Una mente non è mai completa in se stessa. Tutte le grandi menti si sono potenziate attraverso il contatto con altri individui che le hanno aiutate a svilupparsi e dilatarsi.
Napoleon Hill

In un altro libro dice addirittura:

“Quando due menti si uniscono, creano sempre una terza forza, intangibile e invisibile, che possiamo paragonare a una terza mente, superiore.”

Da come mi sta guardando la mia cliente, non vede più l’alleanza come una sconfitta

Alcune domande, anche per te che stai leggendo, per entrare nello specifico e capire meglio la direzione in cui lavorare per uscire dalla solitudine.

A cosa mi serve un’alleanza?

Mi serve a:

  • Miscelare saperi diversi
  • Avere sostegno lungo il tragitto che ci conduce al nostro obiettivo
  • Evitare di provare solitudine nei momenti difficili
  • Avere la potenza necessaria a trasformare il progetto (teorico) in azione (concreta) e risultati (tangibili)

Se vivo nella solitudine, in quali contesti mi serve un’alleanza?

Tutti! In famiglia, sul lavoro, con gli amici… 

Come scegliere chi farà parte dell’alleanza?

Bella domanda! Personalmente, scelgo sempre persone con le quali condivido i valori e, allo stesso tempo, sono molto diversi da me per competenze e carattere. Non sempre ci ho azzeccato in passato e gli errori mi sono serviti. Ho imparato che le alleanze, prima di essere formalizzate, vanno un po’ testate per far venire fuori l’essenza del potenziale alleato. A volte metto in difficoltà l’altro, apposta, per vedere:

  • Quanto ci tiene davvero
  • Quanto e in quale misura vuole essere partecipe del progetto
  • Come reagisce sotto stress (e dunque, quali comportamenti dovrò aspettarmi in futuro)
  • Se ha davvero i miei stessi valori (oppure ha voluto farmelo credere)
  • Se ha davvero le capacità che ho visto (oppure ho sbagliato io la valutazione)

Perché dovrebbero essere alleati con me? Quali vantaggi avranno?

L’obiettivo a cui l’alleanza è strumentale deve essere chiaro a tutti e condiviso da tutti. Così come i vantaggi che ognuno trarrà. Laddove non c’è chiarezza, le alleanze crollano.

In questa fase entrano in gioco le difficoltà delle persone di manifestare le proprie aspettative (consapevoli e inconsapevoli), così come i timori di perdere potenziali alleati prima ancora di partire (rischiando, pur di non restare soli, di ignorare segnali lampeggianti che dicono: “no! Non è la persona adatta per questo progetto!”). 

Ascoltati e ascolta. Come sempre, quando si è coinvolti in prima persona è difficile essere obiettivi.

Soluzione? Osserva come si comporta con gli altri.

Ti sarà più facile mettere a fuoco quel qualcosa che non ti convince o superare dubbi che magari sono solo tuoi e stai proiettando sull’altra persona.

Osserva, ascolta, annusa cosa c’è nell’aria…

Non dare mai per scontato un alleato. Ogni manifestazione di disagio e/o di malcontento deve essere ascoltato. Il rischio se le ignori? Perdere l’alleato o ritrovartelo depotenziato, meno collaborativo, meno propositivo fino addirittura ad averlo contro, pur dentro al progetto. Un disastro, insomma.

Come sta l’alleanza fra te e te?

Eh. Parlando di alleanze, ricorda che per uscire dalla solitudine il primo alleato di te, sei tu.

L’alleato “esterno” non sostituisce l’alleanza fra te e te. 

Anche perché, se non hai fiducia in te, il rischio di entrare in competizione con gli altri invece di sentirli come alleati è altissimo e deleterio.

Modelli, modelli, modelli!

Chi sapeva creare grandi alleanze? Alza lo sguardo e chiediti:

  • qual è un progetto davvero ambizioso che ho visto realizzare?
  • Chi ne era l’ideatore?
  • Di quali persone si è circondato/a?
  • Come le ha convinte? 

E ora, tutti insieme, un grande applauso alla mia cliente che, 2 giorni dopo la sessione, ha già cambiato il suo modo di comunicare e, come era prevedibile, sta raccogliendo successi con praticamente zero fatica!

Del resto, se tu cambi in meglio, come possono gli altri resistere alla tentazione di far parte della tua alleanza? 😉 

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