Che cosa c’è fuori dalla zona di comfort?

Prima di capire che cosa c’è fuori dalla zona di comfort, fermiamoci un attimo per una riflessione che mi sembra doverosa.

Che cos’è il “comfort”?

zona di comfort

Comfort” è qualcosa di comodo, in cui stai bene, in cui vorresti restare il più a lungo possibile. Spesso è anche tutto ciò che già conosci, che hai a portata di mano, che non ti richiede uno sforzo eccessivo.

E, infatti, Virginia Satir diceva che: 

la maggior parte delle persone crede che l’istinto più forte sia quello di sopravvivenza, ma non è così. L’istinto più forte è quello di aggrapparsi a ciò che è familiare”.

La zona di comfort è indubbiamente tutto ciò che ti è familiare.

I tuoi affetti, le tue abitudini, i tuoi rituali. Perfino la tua paura, la tua ansia, i tuoi timori, i tuoi difetti, i tuoi sogni nel cassetto abbandonati da tempo. Anche questi aspetti negativi? Sì. In fondo, li conosci benissimo! Sai come sono fatti, sai come si manifestano, sai in quali occasioni saltano fuori, spesso sai anche cosa fare in quei casi (anche se non è detto che ti piaccia il modo in reagisci).

Quanto può essere ampia e comoda la tua zona di comfort?

Direi che dipende da quanto spesso fai delle “escursioni” fuori. Più stai nella tua zona, più lei si consolida. Meno ne esci, più la alimenti. 

E tu? Quanto spesso esci da ciò che ti è familiare per avventurarti in ciò che non lo è?

E ora veniamo al motivo di questo post.

Che cosa c’è fuori dalla tua zona di comfort? 

Per semplificare il concetto, potremmo distinguere due categorie:

  • Il bello fuori dalla zona“. Novità, crescita, brividi (positivi), eccitazione, apprendimento, nuove sfide, nuove culture, cambiamenti, nuovi compagni di viaggio, territori inesplorati, nuove abilità, nuove conoscenze, …

  • Il brutto fuori dalla zona“. Fatica, impegno, stanchezza, critiche, delusionestress, sconfitte, difficoltà, voglia di rinunciare, paura di sbagliare, paura di scoprire di non essere all’altezza, … 

Immagina di avere di fronte a te una bilancia. Quale piatto pesa di più? 

Se “il bello” è più ricco e attraente, molto probabilmente stai per muovere i primi passi fuori. Se “il brutto” è più preoccupante, molto probabilmente te ne rimarrai nella tua zona ancora per un po’. 

In effetti, il trucco per stimolarsi ad uscire dalla propria zona di comfort è proprio quello di obbligarsi a sperimentare, quanto più possibile, le attrattive che ci sono fuori. In pratica, togliersi i paraocchi dell’abitudine per vedere che cosa c’è fuori.

In sostanza, si tratta di spostare dei pesi in modo da convincerti a prendere la decisione di stare bene.

Facciamo un esempio. Immagina che una persona abbia deciso di dimagrire. La sua zona di comfort in questo caso è occupata da: cibi preconfezionati, abitudini alimentari scorrette, sedentarietà, abiti che “mascherano”. Che cosa l’attende fuori?

  • Positivo: un  aspetto estetico migliore, un corpo più in salute, la possibilità di indossare abiti diversi, una maggiore sicurezza in sé, …

  • Negativo: cambiare la propria routine, sforzo fisico, determinazione, disciplina, il rischio che l’impegno non sia proporzionale ai risultati ottenuti, persone che remano contro o non aiutano, …

Quando il “negativo” viene percepito come maggiore del “positivo”, allora vince la zona di comfort. Quella persona metterà in atto il cambiamento, ma solo per poco tempo e poi ricadrà nell’abitudine (oppure non comincerà affatto). Si sentirà come se avesse di fronte a sé un muro di gomma contro cui rimbalza ogni suo tentativo.

Come avventurarsi fuori?

Quella persona può crearsi un meccanismo che l’attiri fuori, come una calamita fortissima. Ovvero, deve cominciare ad intervenire a livello culturale, arricchendo la propria mappa mentale di nuove nozioni.

Il fine è quello di fare in modo che ciò che è fuori sia decisamente più attraente di ciò che è dentro e anche delle difficoltà a cui andrà incontro. Così affascinante, da permettere a quella persona di sfondare il muro della propria zona di comfort.

Va da sé, ora te ne rendi conto anche tu, che fuori dalla zona di comfort c’è esattamente tutto ciò che ci metti tu. È una questione di come percepisci la tua vita, di quanta consapevolezza hai di com’è ora e di come che vorresti che fosse, della tua scelta di vedere che ti attendono più cose belle (o brutte?).

Fai attenzione! Non si tratta di una percezione statica. Dipende tutto dal modo in cui tu decidi di orientare i tuoi pensieri.

Marianne Williamson sostiene che:

“La nostra più grande paura non è quella di non essere all’altezza. La nostra paura più profonda è quella di essere potenti oltre ogni immaginazione. È la nostra luce, non le nostre tenebre, che ci spaventa di più. Ci chiediamo: chi sono io per rifulgere ed essere straordinariamente attraente, ricco di doti meravigliose e semplicemente favoloso? In realtà, chi sei tu per non esserlo?”

Fuori dalla tua zona di comfort c’è tutto ciò che desideri ci sia. Ora sta a te decidere.

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5 Comments

  1. «”Che fai?” gli domandai. E lui, a sua volta, mi fece una domanda. “Qual è la forma dell’acqua?”. “Ma l’acqua non ha forma!” dissi ridendo: “Piglia la forma che le viene data”». Così scriveva Camilleri mille romanzi fa.
    La zona di comfort di Paola mi ha fatto ripensare alla “forma che diamo all’acqua”. A quel contenitore in cui tutto è in equilibrio. Ma se per un attimo facciamo in modo che l’acqua riprenda il suo corso ci accorgeremmo che faremmo fatica a prevedere la forma che prenderà. E questo, forse, ci fa paura.Con occhi nuovi vedremmo la magia nel farla fuoriuscire dal comodo contenitore in cui l’avevamo raccolta, in cui la contenevamo, convinti, che fosse il modo migliore per preservarla. E nel suo scappar via l’acqua entrando in contatto con il mondo trova comunque nuovi equlibri. Mai definitivi perchè c’è una strana forza che, ad un certo punto, la fa tracimare. Forse è questa la magia della vita: la ricerca continua di nuovi equlibri.

     
  2. a volte la zona di confort serve per “ricaricarsi” dopo una lunga e sofferente esplrazione e risistemare schemi che hanno portato al fallimento per ripartire con una nuova mappa.

     
    1. Ciao Angela.
      Sono d’accordo. A volte serve un “guscio” dentro al quale curarci le ferite e decidere come ripartire.
      Ma non so se la chiamerei “zona di comfort” in questo caso (a meno che, “tempi e modi di recupero delle forze“ non siano diventati troppo lunghi e un’abitudine).
      Angela, permettimi di dirti di evitare l’utilizzo del termine “fallimento” (che ha sempre un impatto molto negativo sull’emotività di chiunque).
      Cerca un sinonimo (Quale potrebbe essere? “Risultato negativo“? “Risultato disatteso“? “Altro risultato da quello sperato“?… Vedi tu).
      Sono piccole variazioni che ti aiuteranno ad avere una mappa più ricca e più funzionale.
      Buon proseguimento! 🙂

       

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